Il trattamento chirurgico dei tumori colon rettali
I Medici della Divisione di Chirurgia Generale dell’Istituto Europeo di Oncologia hanno eseguito dal 1994 ad oggi oltre 2000 interventi chirurgici per carcinomi del colon retto.
Il tumore del colon-retto rappresenta il secondo tipo di tumore in ordine di frequenza e con un'incidenza superiore nel sesso maschile e nell’anziano.
I tumori del colon-retto derivano dalla trasformazione di cellule epiteliali e si distinguono in forme benigne (adenomi) e forme maligne (adenocarcinomi). La maggior parte dei tumori del colon deriva dalla trasformazione in senso maligno di polipi, ovvero di piccole escrescenze benigne a carico della mucosa intestinale. Non tutti i polipi però possono potenzialmente evolvere in senso maligno, ma solo i polipi definiti “adenomatosi” costituiscono lesioni precancerose. In casi isolati, esistono altre condizioni predisponenti, ovvero le malattie infiammatorie croniche del colon quali la rettocolite ulcerosa (RCU) e il morbo di Crohn. Il 5% dei tumori del tumore del colon retto sono correlati a fattori genetici
Questa malattia si può manifestare con sintomi precoci, quali astenia, anemia e perdita di peso, che tuttavia tendono ad essere vaghi, saltuari ed aspecifici, oppure, si presenta con: alterazione dell’alvo (frequenza e qualità delle evacuazioni), emorragia (acuta o cronica), anemia, senso di evacuazione incompleta, tenesmo (sensazione di restringimento dell'ano con stimoli frequenti ed inutili di evacuazione), dolore addominale e massa palpabile.
La terapia è prevalentemente chirurgica e consiste nell'asportazione del tumore. Spesso si ricorre anche all'impiego di trattamenti chemioterapici, radioterapici o radiochemioterapici combinati da effettuare prima dell'intervento chirurgico (trattamento neo-adiuvante) allo scopo di ridurre le dimensioni del tumore, oppure dopo l’intervento (trattamento adiuvante) volto a ridurre il rischio di recidiva (ripresentazione locale del tumore) e di comparsa di metastasi a distanza.
Gli interventi chirurgici con intento radicale, pur differenziandosi in base alla posizione anatomica del tumore, prevedono sempre l’asportazione della neoplasia e dei linfonodi loco-regionali. Talvolta è necessario il confezionamento di una stomia (colostomia o ileostomia) ovvero una deviazione delle feci che verranno eliminate attraverso una breccia cutanea in corrispondenza della parete addominale anteriore. La stomia potrà essere temporanea o definitiva, in base allo stadio di malattia (l’estensione locale e a distanza) e al tipo di intervento eseguito. I pazienti sottoposti ad interventi chirurgici con creazione di una colonstomia, temporanea o definitiva, vengono supportati ed addestrati da figure infermieristiche qualificate.
Una particolare esperienza è stata accumulata nei tumori del retto in cui, nelle forme localmente avanzate, in genere si condivide con il Paziente una strategia di trattamento che prevede una Chemio/Radioterapia pre-operatoria seguita da un intervento chirurgico con intento radicale (asportazione completa del meso-retto), privilengiando, ove è possibile, la conservazione dello sfintere (ovvero senza stomia definitiva e con rispetto dei nervi responsabili delle funzioni uro-genito-sessuali).
Nei casi in cui il tumore non fosse asportabile chirurgicamente in modo radicale, possono essere impiegati trattamenti chemioterapici e/o radioterapici, principalmente a scopo palliativo. Anche in questi casi, la chirurgia può avere il ruolo di alleviare eventuali sintomi causati dalla presenza della malattia.
Capitolo a parte è rappresentato dalle recidive locali (il riformarsi del tumore nella stessa sede del tumore primitivo), in particolare nel tumore del retto, dove tuttavia l'impiego della radioterapia pelvica si è dimostrata capace di curare con discreti risultati clinici.
L’ano è il tratto terminale attraverso cui il retto si apre verso l’esterno per consentire l’evacuazione delle feci. È una struttura sfinteriale pertanto l’obiettivo del chirurgo è, ove possibile, risparmiarlo, pena il confezionamento di una stomia terminale definitiva. In particolare, il tumore dell’ano può essere un carcinoma squamocellare, un adenocarcinoma, un carcinoma cloacogenico, un carcinoma a cellule basali oppure un melanoma. Tra i fattori di rischio riconosciamo: infezione da Papillomavirus umano (HPV), positività al virus HIV, ricorrenti lesioni benigne all’ano e al retto o tumori precedenti (soprattutto della vulva/vagina, cervice uterina, vescica, mammella, polmone,...).
Al termine dell’iter di trattamento, il paziente verrà sottoposto periodicamente a visite cliniche e controlli strumentali pianificati in modo tale da permettere la diagnosi precoce di una eventuale recidiva. La durata complessiva della sorveglianza è stata, secondo gli standard internazionali, fissata ad almeno 5 anni.
(pagina aggiornata da B.Andreoni)