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Il tumore dell'ovaio

Il tumore dell'ovaio - La chirurgia, chemioterapia, radioterapia

Un approccio olistico e completo al trattamento del cancro dell'ovaio

Esami più frequenti prima dell’intervento chirurgico
Quando vi è un sospetto di neoplasia ovarica prima di sottoporsi ad un intervento chirurgico è necessario eseguire alcuni accertamenti per ottenere informazioni più precise riguardo l’estensione della malattia e quindi per scegliere la migliore strategia di trattamento.

Tomografia computerizzata addome completo (TAC)
La TAC è un esame radiologico molto utile nell’iter diagnostico del tumore dell’ovaio, è una tecnica radiologica che può prevede l’uso di un mezzo di contrasto (mdc), che aiuta nel definire l’estensione della malattia agli organi pelvici e addominali. Le più moderne apparecchiature TC possono visualizzare lesioni neoplatiche inferiori al centimetro. Per fare l’esame è necessario essere digiuno da 7 ore ed è necessario rimanere in posizione supina per circa 20-40 minuti.
Importante!!! Prima di eseguire una TAC, i pazienti allergici devono sottoporsi ad una profilassi antiallergica. Chiedi al tuo medico ulteriori informazioni.

Tomografia ad emissione di positroni total Body (PET)
La PET è un esame di recente introduzione nella pratica clinica, questo esame è simile per modalità di esecuzione alla TAC, grazie alla somministrazione di un mezzo di contrasto con glucosio radioattivo, si possono identificare le cellule tumorali.

Altri esami, talvolta possono essere richiesti come esami complementari la risonanza magnetica nucleare, la colonscopia, clisma opaco.

Chirurgia
Circa il 70% delle pazienti con diagnosi di neoplasia ovarica presenta uno stadio avanzato (la malattia si è diffusa nella pelvi e nella cavità addominale). Il trattamento d’elezione per il carcinoma ovario avanzato consiste nella citoriduzione primaria che si definisce come un intervento chirurgico che ha lo scopo di asportare tutta la malattia macroscopicamente visibile. Questo tipo di procedura è anche conosciuta come chirurgia di “debulking”, dato che lo scopo è la rimozione della massa (bulk) tumorale. Numerosi studi clinici hanno dimostrato che la prognosi e la sopravvivenza di queste pazienti sono correlate al tumore residuo (TR) del primo intervento chirurgico. Le pazienti senza tumore residuo o con noduli tumorali inferiori al centimetro hanno una migliore possibilità di cura e di sopravvivenza a lungo termine.

Stadiazione
Il seguente sistema di Stadiazione è stato sviluppato dalla Federazione Internazionale di Ginecologia e Ostetricia per descrivere la progressione del cancro dell'ovaio dal suo stadio iniziale sino agli stadi più avanzati (vedi sopra).

Chemioterapia
La chemioterapia per il cancro dell'ovaio è tipicamente somministrata con accesso intravenoso ogni 3 o 4 settimane per 6 o 12 mesi. Una combinazione di sostanze, spesso Platino (Cisplatino e/o Carboplatino) e Paclitaxel (Taxolo), viene raccomandata in quanto l'associazione di entrambe è più efficace dell'azione di un singolo agente. Esse agiscono interferendo con la capacità di replicazione delle cellule tumorali. Se da una parte distruggono le cellule tumorali, dall'altra danneggiano anche le cellule sane e causano una serie di possibili effetti collaterali. Questi includono:

  • Nausea e vomito (sebbene questi possano essere controllati con Zofran (Ondansetrone), Kytril (Granisterone) e Anzemet (Dolasetrone), somministrati assieme agli agenti chemioterapici).
  • Alopecia temporanea (perdita dei capelli)
  • Aumento o diminuzione dell'appetito
  • Astenia (stanchezza)
  • Menopausa precoce
  • Infertilità
  • Cambiamenti nel ciclo mestruale
  • Aumentata suscettibilità alle infezioni ed algie della bocca o della vagina.

L'effetto collaterale più serio è dato dalla possibilità di sviluppare la Leucemia Acuta Mieloide, una patologia delle cellule del midollo osseo precursori dei globuli bianchi, che mette in serio pericolo
la vita del paziente. Questa complicazione incorre soltanto in un numero molto piccolo di pazienti.

Terapia radiante
Negli Stati Uniti ed in Europa la terapia radiante è raramente impiegata nel trattamento del cancro dell'ovaio. Qualora sia utilizzata, i raggi X raggiungono l'addome dall'esterno oppure mediante un impianto di materiale radioattivo che viene inserito nel sito tumorale. Quando i raggi vengono diretti dall'esterno, la pelle al di sopra della zona trattata può arrossarsi come nel caso di esposizione al sole, ma nel tempo l'arrossamento si risolve. A parte questo lieve rischio, gli effetti collaterali includono astenia, nausea e diarrea.

 Ultimo Aggiornamento:
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