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Giancarla Vollaro
(29.10.1924 - 23.10.1994)

Costituita nel marzo del 1995 per volontà di Giancarla Vollaro, ha lo scopo di contribuire al progresso della ricerca medica in campo oncologico mediante borse di studio attribuite a ricercatori avanzati, sussidi di pubblicazione, finanziamenti di specifici progetti, assegnazione di premi.
La Fondazione, dotata di un patrimonio di circa € 2 mln., ha ottenuto nel marzo 2008 il riconoscimento della personalità giuridica da parte della Prefettura di Milano.
Membri, a vario titolo, del Consiglio della Fondazione, sono stati Enrico Cuccia e Vincenzo Maranghi. Attualmente il Consiglio è composto dall’Avv. Pierfranco Riva (Presidente), dal dr. Renato Pagliaro e dal dr. Piero Maranghi.


Attualmente la Fondazione finanzia:

  • tre borse di studio per complessivi € 100.000 annui, destinate ad un progetto di ricerca decennale (avviato nel 2007) svolto presso l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, intitolato “Cellule staminali neoplastiche e terapie innovative”;

  • una borsa di studio triennale – rinnovabile per due successivi cicli - di € 50.000 annui per un progetto di ricerca avviato nel 2007 in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano e l’Ospedale Niguarda di Milano, sui meccanismi d’azione delle radiazioni a livello dei tumori del sistema nervoso;

  • una borsa di studio triennale di complessivi € 42.504, per un progetto di ricerca coordinato, a partire dal 2007, dall’Università degli Studi di Milano, e dedicato allo sviluppo di nuove terapie di cura dei tumori a carico del sistema nervoso.


Con pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 15 aprile 2009, la Fondazione è stata inserita nell’elenco di cui al Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 25 febbraio 2009, quale istituzione avente per oggetto lo svolgimento e la promozione delle attività di ricerca scientifica. Le liberalità erogate alla Fondazione avranno, pertanto, il diritto alla deducibilità fiscale, e in particolare:

  • Soggetti IRES (persone giuridiche): integrale deducibilità, senza limiti, dal reddito dichiarato;

  • Soggetti IRPEF (persone fisiche): deducibilità dal reddito, nel limite del dieci per cento del reddito complessivo dichiarato, e comunque nella misura massima di € 70.000 annui.

Le donazioni possono essere effettuate tramite assegno o bonifico bancario sul c/c intestato alla Fondazione c/o Banca Intesa – Ag. C.so di Porta Nuova 7 – Milano,
cod. IBAN IT58 M030 6909 4200 0994 6350 181

Ai fini della predetta deducibilità fiscale, la Fondazione rilascerà apposita ricevuta di versamento.

Contatti e donazioni

Segreteria
Via Filodrammatici 10 – 20121 Milano
Tel.: +39 02 8829.207
Fax: +39 02 8829.943



Le due vite di Giancarla Vollaro

Giancarla Vollaro era nata a Piossasco da padre napoletano e madre piemontese il 29 ottobre 1924. Completò la sua educazione durante la seconda guerra mondiale fra Torino e Milano. Dopo la liberazione la sua ottima conoscenza dell’inglese la portò a lavorare presso il PWB, la sezione culturale del Governo Militare Alleato con sede in Milano. Quando questa cessò di esistere, passò al Corriere Lombardo, edito appunto dal PWB. In questo periodo si legò di amicizia con un gruppo di giornalisti destinati a diventare fra le firme più prestigiose del giornalismi milanese, da Dino Buzzati a Gaetano Afeltra, da Enrico Manuelli a Maner Lualdi, da Indro Montanelli a Camilla Cederna. Successivamente fu per un decennio segretaria dell’Istituto per gli studi di Politica Internazionale, trovandosi anche qui al centro di un gruppo di giovani studiosi quasi tutti chiamati negli anni seguenti a ricoprire prestigiose cattedre universitarie.

La svolta nella vita professionale di Giancarla Vollaro avvenne nel 1963 quando, avendo risposto casualmente a un’inserzione, fu assunta presso Mediobanca in qualità di segretaria di Enrico Cuccia, incarico che mantenne fino alla morte. A contatto con i massimi esponenti della finanza italiana ed internazionale, Giancarla Vollaro affinò le sue doti professionali tanto da essere descritta da Gaetano Afeltra, in una delle molte testimonianze pubblicate dopo la sua scomparsa, come il modello della perfetta segretaria.

Indro Montanelli scrisse di lei: se n’è andata in silenzio con il suo passo lieve insieme a mille segreti. Pur identificandosi totalmente con il suo lavoro e rimanendo incondizionatamente devota alle persone per cui e con cui lavorava, seppe ritagliarsi una sfera di affetti e interessi privati, sempre attenta a che questi non interferissero con la sua attività professionale. Conduceva una vita di relazione, che è cosa diversa da una vita mondana. Prediligeva la buona musica e le buone letture, era una conversatrice amabile. Aveva il culto dell’amicizia ed era sempre disponibile e pronta a chinarsi con simpatia sul destino degli altri per portarvi un po’ della sua serenità e della sua umanità. Negli ultimi anni lottò con grande dignità e coraggio contro la malattia per sconfiggere la quale si è costituita la Fondazione che porta il suo nome.



Testimonianze

“Si suole dire che Mediobanca sia tutta in Enrico Cuccia, e si dice il vero. Ma è altrettanto vero che dietro questa grande incombente figura se ne muove un’altra, quella discreta e lieve come un’ombra di Giancarla Vollaro… Di quanti segreti di Mediobanca era al corrente la segretaria? Nessuno può saperlo. Con me, suo amico da molto prima che vi entrasse, Giancarla teneva segreto anche il fatto di esservi. “Come sta il dottor Cuccia?””, “Non lo vedo da un mese” mi rispondeva uscendo dal suo ufficio…”
(Indro Montanelli - La Voce 25 ottobre 1994)

“… Quella sua forte identificazione col lavoro era solo un aspetto dell’intensità con cui viveva al di fuori delle austere mura di via Fil0drammatici. Era una vorace lettrice ed era nota la sua mania di conoscere il mondo, come testimoniano i suoi numerosi viaggi in Europa, in Asia, nelle Americhe. Aveva il culto dell’amicizia, adorava la musica, la conversazione, lo stare insieme, il contatto umano, non solo perché questo rientrava nei compiti della perfetta segretaria…”
(Camilla Cederna – Panorama 25 novembre 1994)

“… Già, l’umanità, la virtù che in Giancarla Vollaro spiccava di più e che le dava talvolta gioia, talvolta tormento. Gioia quando riusciva ad aiutare, tormento quando poteva solo dividere le sofferenze degli altri. Con il prestigio e la fiducia di cui godeva, possedeva le chiavi di tutte le porte. Non le adoperava, anzi le buttava via: ne teneva una sola ed era quella che usava spesso per aiutare chi aveva problemi di salute, per soccorrere vecchi ed anziani e specialmente la povera gente…”
(Gaetano Afeltra – Il Corriere della Sera 4 novembre 1994)

“Non è conosciuta al grande pubblico. Nessuno sa niente di lei: il suo nome, probabilmente, non è mai comparso su nessun giornale. Ma Giancarla Vollaro, la fedele e impareggiabile assistente di Enrico Cuccia, scomparsa domenica a Milano dopo una lunga malattia, è stata per oltre trent’anni una vera colonna della più autorevole e silenziosa istituzione finanziaria italiana. Da tempo era gravemente malata, anche se a colleghi ed amici rispondeva di avere solo “una bronchite”, ma non aveva rinunciato a frequentare il suo ufficio a Mediobanca…”
(La Repubblica 25 ottobre 1994)

 Ultimo Aggiornamento:
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