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Tumori della testa e del collo

I tumori della testa e del collo possono svilupparsi in alcune aree specifiche, cioè bocca, gola, naso, seni paranasali, laringe (corde vocali), faringe, ghiandole salivari e tiroide.

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Ogni anno in Italia circa si scoprono 25.000 nuovi casi di tumore testa e collo (compresi quelli della tiroide). Secondo il rapporto AIRTUM 2013 (Associazione Italia Registri Tumori) questi tumori in Italia sono al quinto posto in ordine di frequenza. Nella maggioranza dei casi (oltre il 90%) si tratta di carcinomi a cellule squamose che si sviluppano dagli epiteli che rivestono le mucose del distretto. Esistono tumori meno frequenti che possono originare da altri tessuti: gli adenocarcinomi dalle ghiandole salivari, dalla tiroide, i melanomi dalle cellule che producono melanina, i linfomi dai tessuti linfatici e così via.  

 

 

Tumori del cavo orale. I tumori del cavo orale comprendono un insieme di neoplasie, prevalentemente carcinomi che originano dalle mucose (95%) ma anche tumori di origine salivare, connettivale o melanomi (5%) che originano a livello del labbro, della lingua, del pavimento della bocca, delle guance, delle gengive, del palato (duro e molle) e dei pilastri tonsillari anteriori (ostio delle fauci). Colpiscono con un’incidenza in Italia di 4 casi su 100.000 abitanti, l’età media è superiore ai 50 anni ma nel 15% circa dei casi si tratta di pazienti giovani. Il sesso maschile è colpito circa due volte di più rispetto al sesso femminile.

 

Tumori della laringe. La laringe, organo della voce ma non solo, è situata nella parte superiore della trachea ed è circondata dall’ipofaringe (la parte inferiore della gola, dove passa il cibo). Le funzioni principali della laringe sono tre: fonatoria (mediante le vibrazioni delle corde vocali si crea la voce), sfinterica (impedisce l’ingresso di cibo nei polmoni durante la deglutizione) e respiratoria (permette il passaggio dell’aria verso i polmoni durante la respirazione).

I tumori della laringe nascono prevalentemente a livello delle corde vocali ma possono insorgere anche dalle strutture vicine alle corde vocali. In Italia il tumore della laringe è il più frequente tra le neoplasie del distretto testa e collo: si stima che circa 5.000 nuovi casi siano diagnosticati ogni anno. Nella maggioranza  dei casi i tumori della laringe si sviluppano nei maschi.

 

Tumori del rinofaringe. Il rinofaringe detto anche nasofaringe è situato dietro il naso e fa parte della porzione superiore della faringe. Mette in comunicazione le due fosse nasali con l'orofaringe e, tramite le due tube di Eustachio durante la deglutizione, con le orecchie.

Il tumore del rinofaringe origina più frequentemente dalle fossette che si trovano sopra le tube di Eustachio (fossette di Rosenmuller) e dalla volta  rinofaringea e può estendersi alle fosse nasali, ai seni paranasali, al palato molle fino ad arrivare all’etmoide, alla fossa cranica anteriore e talvolta alla fossa cranica media. È un tumore endemico nel Sud-Est della Cina (30-80 casi su 100000/anno) ma presente anche nel resto dell’Asia, bacino del Mediterraneo, Africa e Stati Uniti.

 

Tumori dell'orofaringe. L’orofaringe è la regione situata posteriormente alla bocca. Comprende la regione tonsillare, la base della lingua, la parete posteriore dell’asse faringeo e il palato molle (ugola).

I sintomi più comuni sono un dolore alla deglutizione che non regredisce con l’utilizzo dei comuni farmaci sintomatici, un senso di ingombro alla deglutizione e la presenza di una lesione ulcerata e/o sanguinante. In alcuni casi il primo sintomo può essere rappresentato dalla comparsa di una tumefazione linfonodale al collo, generalmente non dolente, che può insorgere improvvisamente e non regredisce dopo terapia sistemica (antinfiammatoria e antibiotica).

 

Tumori dell’ipofaringe. L’ipofaringe si collega inferiormente con l’esofago cervicale ed è situata postero-lateralmente alla laringe con la quale contrae stretti rapporti, avvolgendola per quasi 180°. Costituita internamente da mucosa, non possiede impalcatura ossea o cartilaginea ma esclusivamente uno strato muscolare che ne costituisce la struttura esterna. Le neoplasie di questo distretto si sviluppano, nel 95% dei casi, dalle cellule della superficie mucosa sotto forma di carcinomi squamosi. 

 

Tumori della tiroide. La tiroide è una ghiandola endocrina localizzata alla base del collo in sede mediana, appena anteriormente alla trachea. I tumori che la interessano possono essere benigni o maligni.  L’istologia delle neoplasia varia a seconda delle cellule di origine: i carcinomi papillare e follicolare, ben differenziati, derivano dal follicolo tiroideo e i carcinomi midollari dalle cellule C di sostegno. I carcinomi scarsamente differenziati e i carcinomi anaplastici rappresentano varianti molto aggressive. A oggi la patologia maligna della tiroide è la malattia tumorale con maggiore incremento di incidenza nella popolazione, indipendentemente da sesso ed età; nella donna si pone al secondo posto dopo la mammella per la fascia compresa tra 0 e 50 anni e globalmente al quinto posto dopo mammella, colon, polmone, utero in paziente oltre i 50 anni. L’incidenza è di 16.000 nuovi casi nel 2013 in Italia.

 

Tumori delle ghiandole salivari. Le ghiandole salivari si trovano all'interno e attorno alla bocca e sono divise in maggiori e minori; le prime, bilaterali e simmetriche, comprendono la ghiandola parotide (di fronte all'orecchio e dietro l’angolo della mandibola), la ghiandola sottomandibolare (postero-inferiore alla mandibola) e la ghiandola sottolinguale (sotto il pavimento boccale, ai lati della lingua). Le seconde sono presenti in diverse regioni del volto, incluso il naso e i seni paranasali, e sono molto numerose (centinaia) ma troppo piccole per essere viste a occhio nudo.

 

I tumori delle ghiandole salivari sono piuttosto rari e rappresentano non più dell'1% di tutti i tumori: si manifestano a qualsiasi età ma è poco probabile che si verifichino prima dei 40 anni. Uomini e donne sono colpiti senza differenze sostanziali: circa il 70% delle neoplasie è a carico della parotide, 10%-20% delle ghiandole sottomandibolari e raramente sono colpite le sottolinguali. L’istologia di questi tumori dipende dal tipo di cellula di origine: carcinoma mucoepidermoide, più comune nella parotide, carcinoma adenoide cistico e molti tipi differenti di adenocarcinoma (a cellule chiare, a cellule basali, non specificato, mucinoso). Nelle ghiandole salivari si possono generare altri tumori come i carcinomi a cellule squamose, carcinomi indifferenziati, melanomi e linfomi (molto rari).

 

Tumori della cute e del viso. Il 75% dei tumori della cute colpisce il distretto della testa e del collo: nella maggioranza si tratta di tumori basocellulari, squamocellulari e melanomi diagnosticati e trattati in stadio iniziale in ambiente dermatologico.  



Buone norme di prevenzione:

  • Adottare uno stile di vita sano, non fumare e limitare l’abuso di alcool.
  • Avere alcuni accorgimenti nelle abitudini alimentari: mangiare frutta e verdure e alimenti ricchi di carotenoidi, come pomodori, carote, peperoni dolci e piccanti, zucca, albicocche, erbe aromatiche (evidenza probabile).
  • Mantenere una scrupolosa igiene orale.
  • Non sottovalutare eventuali lesioni della bocca anche se piccole o indolori (noduli, piccole ulcere, placche bianche o rosse, escrescenze).
  • Dopo i 60 anni nei soggetti con fattori di rischio è consigliabile l’esame del cavo orale e del distretto faringo-laringeo.
  • Se già colpiti in passato da un tumore del distretto testa e collo, sottoporsi a visite regolari.

 

sintomi più comuni sono piccole ulcere del labbro o della bocca, una macchia bianca o rossa della mucosa orale, epistassi (sangue dal naso) frequenti, ostruzione respiratoria nasale, raucedine, male di gola persistente, sensazione di orecchio chiuso, dolore irradiato all’orecchio, sangue nell'espettorato, difficoltà a masticare, deglutire o respirare, intorpidimento della lingua, tumefazione non dolente e persistente nel collo. La durata nel tempo di questi disturbi deve essere considerata un campanello di allarme: se non si risolvono spontaneamente o con una terapia entro 3 settimane è opportuno consultare uno specialista.

 

Tumori del cavo orale. Come per le altre neoplasie della testa e collo i fattori di rischio sono connessi ad abitudini di vita, principalmente l’abuso di tabacco e alcool. Anche una cattiva alimentazione e una dentatura in cattivo stato sembrano agire come cofattori. Il ruolo di virus (HPV-Papilloma) è attualmente in studio. Le neoplasie del cavo orale si manifestano prevalentemente con una lesione della mucosa. Questa lesione, inizialmente superficiale, ha l’aspetto di una macchia bianco lattescente o rossa o una piccola ulcerazione che non tende alla guarigione spontanea, a volte sanguinante allo sfregamento.

La caratteristica più importante che differenzia la lesione dalle altre infiammatorie e traumatiche (per esempio l’afta o la lesione da morsicatura) è che sia completamente asintomatica, almeno all’inizio. Nelle fasi più avanzate può presentarsi come ulcerazione, nodulo sottomucoso più o meno duro, lesione florida vegetante a “cavolfiore”. In alcuni casi possono manifestarsi un dolore irradiato all’orecchio, difficoltà di deglutizione, cattivo odore del cavo orale. In alcuni casi ancora può esserci una tumefazione del collo.

La diagnosi è agevole, vista l’accessibilità della bocca. Una semplice biopsia in anestesia locale, procedura con minimo dolore e di pochi minuti, consente di effettuare una diagnosi istologica. È possibile una diagnosi precoce dei tumori delle corde vocali con fibro-endoscopia laringea con iSCAN e NBI. Questi strumenti, molto sofisticati, permettono di diagnosticare lesioni in fase di insorgenza o molto piccole, difficilmente riconoscibili con  metodiche tradizionali-standard.

L’ecografia, la risonanza magnetica e la PET (o anche una TC total body) consentono una corretta stadiazione. Non esistono esami del sangue che possano rivelare la presenza di un tumore del cavo orale.  

 

Tumori della laringe. Fattori di rischio: tabacco e alcol - soprattutto la combinazione dei due - sono i più importanti. Altri possibili fattori di rischio includono l'esposizione prolungata alle polveri di legno e metallo, amianto, vapori di vernici e altri solventi chimici. Una dieta povera di vitamine A ed E, la malattia da reflusso gastroesofageo che espone cronicamente la gola a succhi gastrici acidi provenienti dallo stomaco e l’infezione da papillomavirus umano (HPV) sembra giochino un ruolo non marginale nello sviluppo delle neoplasie della laringe.

 

I sintomi più comuni comprendono la disfonia (abbassamento o cambiamento della voce che non migliora entro 2-3 settimane) e la difficoltà o fastidio persistente alla deglutizione. Inoltre, campanello dall’allarme può essere la presenza di una tumefazione al collo (a causa di un linfonodo malato).

 

La diagnosi è possibile attraverso una valutazione clinica e strumentale (video-fibroscopia) in ambulatorio. Se la diagnosi è precoce (in stadio iniziale) è possibile proporre un trattamento mini-invasivo c on microchirurgia laser dalla bocca in unica seduta operatoria, anche in regime di day-surgery. Obbligatoria una diagnosi con biopsia in anestesia generale per tumori in stadio più avanzato, per definire la migliore proposta di trattamento.

L’ecografia, la tomografia computerizzata (TC), la risonanza magnetica in casi selezionati e la PET (o una TC total body) consentono una corretta stadiazione per la cura appropriata. 

 

Tumori del rinofaringe. Meno frequentemente associato a noti fattori di rischio per tumori testa e collo come tabacco o alcool, gli si riconosce un’origine multifattoriale: genetica, virale (presenza del genoma di Epstein Barr o EBV nel DNA delle cellule tumorali dei pazienti affetti), alimentare (consumo di pesce sotto sale o carne affumicata). Nelle fasi iniziali non dà segni, nelle fasi più avanzate ci possono essere segni e sintomi come ostruzione nasale continua, frequenti episodi di sanguinamento nasale, sensazione di orecchio ovattato (dovuta all’ostruzione della tuba di Eustachio), tumefazione al collo dovuta alla diffusione della malattia alle stazioni linfonodali. Comparsa di male di testa lateralizzato e costante o disturbi della vista come la visione doppia sono segni indiretti dell’interessamento del base del cranio.

 

La diagnosi avviene con esame clinico e video-fibroscopico delle fosse nasali associato a una biopsia ambulatoriale. Per completamento della stadiazione possono essere necessari l’ecografia del collo con eventuale agoaspirato, risonanza magnetica con mezzo di contrasto, FDG-PET (o CT torace- addome e Scintigrafia ossea) e valutazione quantitativa di EBV DNA prima dell’avvio della terapia. 

 

Tumori dell'orofaringe. I soggetti a rischio di sviluppare questi tumori sono i forti fumatori e bevitori. Altro fattore di rischio è rappresentato dall’infezione da virus del Papilloma (HPV). I tumori legati all’infezione da HPV sono caratteristici di una popolazione giovane (età media < 50 anni) e hanno una migliore prognosi (migliore risposta ai trattamenti). 

La diagnosi è semplice vista l’accessibilità alla regione tonsillare della bocca. Una biopsia in anestesia locale è la procedura più eseguita; quando la lesione insorge nella radice della lingua, difficilmente accessibile in anestesia locale, la biopsia si esegue in anestesia generale. La diagnosi di tumore HPV-correlato si fa insieme alla diagnosi istologica. L’ecografia, la risonanza magnetica e la PET (o anche una TC total body) consentono una corretta stadiazione.

 

Tumori dell'ipofaringe. I fattori di rischio sono l’abuso di alcool e tabacco: la combinazione di questi due fattori aumenta esponenzialmente il rischio di tumore ipofaringeo. Il sesso maschile, specialmente tra i 50 e 60 anni,  è più colpito. I sintomi, quando presenti, sono il senso di corpo estraneo in gola, dolore alla deglutizione, alito cattivo, dolore lancinante all’orecchio, la presenza di macchie di sangue nella saliva; nelle fasi più avanzate i sintomi possono essere associati a cambiamento della voce o difficoltà respiratoria o gonfiore al collo dovuta a un linfonodo metastatico che spesso può essere il primo segno di tumore.

 

La diagnosi avviene attraverso una valutazione clinica e strumentale (video-fibroscopia) in ambulatorio. La conferma istologica si ha con la biopsia della lesione in anestesia generale. Ulteriori esami diagnostici come TC o Risonanza magnetica del massiccio facciale e collo e la  PET completano la stadiazione per definire nel dettaglio la diffusione della malattia prima di proporre la terapia, che in genere dipende dallo stadio.

 

Tumori della tiroide. Fattori di rischio: radiazioni ionizzanti sul collo nel passato e familiarità per carcinoma della tiroide in sindromi familiari. Anche la presenza di patologia tiroidea benigna preesistente, fattori ormonali, apporto alimentare di iodio21 e fattori alimentari e ambientali (fumo, solventi, diossine, virus) possono essere fattori di rischio.

La presentazione clinica tipica è il nodulo tiroideo singolo o multiplo accidentalmente reperito dal paziente stesso o visualizzato in ecografie del collo eseguite per altri motivi. Altri sintomi possono essere senso di fastidio alla deglutizione in sede tiroidea o dolore cervicale aspecifico.

 

È molto importante la diagnosi precoce con ecografia del collo per intercettare tumori in stadio precoce: in questo modo sono possibili terapie di tipo conservativo, soprattutto in pazienti ad alto rischio. Una volta individuato un nodulo tiroideo sospetto si passa all’esecuzione di agoaspirato con guida ecografica con definizione della diagnosi citologica. A completamento si eseguono esami ematici con la funzionalità della tiroide e la ricerca di marker tumorali. Sulla base del risultato si traccia l’iter terapeutico.

 

Tumori delle ghiandole salivari. Definire i fattori di rischio per tumori rari non è semplice, nel caso delle ghiandole salivari è noto che l'esposizione a radiazioni della zona di testa e collo (per un precedente trattamento radioterapico o con iodio radioattivo) aumenti il rischio.

Queste neoplasie si presentano come masse nodulari (da porre in diagnosi differenziale con i più frequenti tumori benigni), raramente dolore al volto, al collo o alla bocca; possono comparire dimorfismi al volto (smorfie, cambiamenti di forma e atteggiamento) se le lesioni interessano il nervo facciale (il nervo destinato ai muscoli mimici) o uno dei suoi rami.

Per una corretta diagnosi sono necessarie la visita specialistica e un’attenta valutazione della storia clinica e familiare, uno studio ecografico mirato che consente di eseguire  la manovra di agoaspirazione di un campione cellulare dalle aree che risultassero sospette e la conseguente diagnosi citologica, eventualmente ripetibile anche con tecnica agobioptica per diagnosi istologica (tru-cut). Ulteriori accertamenti radiologici quali la RM (risonanza magnetica) sono da considerarsi un completamento diagnostico richiesto dallo specialista per il planning chirurgico.

Il primo approccio di cura è fondamentale. La guarigione è l'obiettivo principale, ma si considerano altrettanto importanti la qualità della vita e le funzioni degli organi trattati: la voce, il linguaggio, la deglutizione, il gusto e la respirazione. Lo IEO mette a disposizione del paziente un team multidisciplinare dedicato alla diagnosi, alla cura e riabilitazione.

Tumori del cavo orale.  La terapia è prevalentemente chirurgica. Più precoce è la diagnosi, più leggero sarà l’intervento e lievi le conseguenze in termini funzionali. Nei casi avanzati si rendono necessarie asportazioni più estese, ricostruzioni sofisticate con autotrapianti e riabilitazioni più o meno lunghe dopo l’intervento. La radioterapia e la chemioterapia si usano solo come completamento della terapia chirurgica in casi selezionati o come terapia curativa in casi in cui l’intervento non sia possibile o quando ci sia un rifiuto da parte del paziente.

Allo IEO è stata sviluppata una nuova modalità chirurgica di asportazione delle neoplasie del cavo orale e dell’orofaringe, la chirurgia compartimentale, che ha apportato un importante miglioramento della prognosi nelle oltre 400 neoplasie avanzate della lingua trattate. 

 

 

Tumori della laringeLa cura dei tumori laringei dipende dallo stadio e dalla sede di insorgenza. Nelle neoplasie in stadio iniziale il trattamento raccomandato è la chirurgia mini-invasiva (microchirurgia laser), in alcuni casi in regime di ricovero giornaliero.

 

Negli stadi avanzati la terapia è in genere multimodale. Questi casi si discutono in un team multidisciplinare e la terapia più idonea, cioè quella che dia maggiore garanzia di guarigione con minore danno funzionale (esempio, preservazione della voce e della deglutizione), è poi proposta al paziente. Le terapie multimodali possono essere una chirurgia conservativa seguita da radioterapia o chemioradioterapia oppure solo la chemioradioterapia con l’obiettivo di preservazione dell’organo e delle sue funzioni 

 

Tumori del rinofaringe. Il trattamento dei tumori rinofaringei nelle fasi iniziali è la radioterapia esclusiva e nelle fasi più avanzate è un trattamento combinato di chemioradioterapia; la chirurgia ha un ruolo marginale ed è limitata ai linfonodi non guariti o recidivati nel collo o in alcuni casi di recidive rinofaringei refrattari a ulteriori trattamenti radianti 

 

Tumori dell'orofaringe. La terapia dei tumori orofaringei dipende da alcuni fattori come lo stadio della malattia, sede di insorgenza e i fattori di rischio. In linea di massima negli stadi iniziali è unimodale (radioterapia esclusiva o chirurgia mini-invasiva) mentre negli stadi localmente avanzati è multimodale (chemioradioterapia o chirurgia seguita da radioterapia o chemioradioterapia).

 

I carcinomi squamosi dell’orofaringe, in particolare se legati all’infezione dell’HPV in pazienti non fumatori, hanno ottime probabilità di guarire con il solo trattamento radio-chemioterapico. I principali effetti collaterali dei trattamenti radio-chemioterapici erano legati, in passato, agli effetti tardivi della radioterapia (bocca secca con conseguenti problemi dentari, difficoltà alla deglutizione, problemi alla mandibola, indurimento dei tessuti del collo). Le moderne tecniche di radioterapia (IMRT Intensity Modulated Radiotherapy) hanno permesso una migliore conformazione della dose al volume bersaglio con maggiore risparmio dei tessuti sani circostanti. Questa evoluzione tecnologica ha determinato una riduzione degli effetti collaterali tardivi, in particolare dell’incidenza e la severità della bocca secca.

 

Un’alternativa alla radioterapia, proponibile in pazienti selezionati che abbiano tumori di piccole dimensioni localizzati in particolare nella regione tonsillare o alla base della lingua, è la chirurgia mini-inivasiva endoscopica con robot (chirurgia robot-assistita o TORS). Il vantaggio principale consiste in una bassa incidenza di effetti collaterali e nella possibilità di eseguire il trattamento con un ricovero della durata di pochi giorni. Un’alternativa alla radioterapia in pazienti selezionati e giovani che abbiano tumori orofaringei di piccole dimensioni localizzati nella regione tonsillare o alla base della lingua è la chirurgia robotica (chirurgia mini-inivasiva robot-assistita). Il vantaggio principale consiste in una bassa incidenza di effetti collaterali con un intervento mirato e ad alta precisione.

La chirurgia robotica si applica, nei casi selezionati, alle recidive dei tumori orofaringei trattati precedentemente con radioterapia o chemioradioterapia. Questa chirurgia, quando possibile, porta vantaggi funzionali rispetto alla chirurgia tradizionale.

 

Tumori dell'ipofaringe. La scelta terapeutica dipende da vari fattori come lo stadio, la sede, le condizioni di salute generali del paziente. Nei casi in cui la diagnosi avvenga in stadio iniziale è possibile intervenire con metodi conservativi quali la radioterapia o, in casi selezionati, interventi chirurgici mininvasivi con microchirurgia transorale laser. Al contrario, in caso di tumori in fase intermedia o avanzata si deve fare ricorso a trattamenti che combinino chemioterapia e radioterapia o a interventi chirurgici più estesi (laringo-faringectomie totali), seguiti o meno da radioterapia o chemio-radioterapia post-operatoria.

 

Tumori della tiroide. La chirurgia è la terapia di elezione: asportazione di parte della ghiandola (emitiroidectomia) o di tutta la ghiandola (tiroidectomia totale) con eventuale rimozione di linfonodi della parte centrale del collo e/o delle logge laterali in base allo stadio di malattia. Una volta noto l’esame istologico definitivo, nei casi di tumori ben differenziati in stadio avanzato o se presenti metastasi ai linfonodi cervicali si dà indicazione a terapia radiometabolica con iodio 131. Anche la radioterapia è indicata nelle forme più avanzate indifferenziate che non rispondono alle altre terapie. Se la rimozione della ghiandola è completa, dal giorno seguente l’operazione si prescrive terapia sostitutiva con Levotiroxina per supplire all’assenza dell’ormone tiroideo.

 

Da 20 anni in IEO si effettuano interventi di emitiroidectomia con conservazione di metà della ghiandola tiroide per carcinomi in stadio iniziale con risultati oncologici uguali a quelli di altri centri dove generalmente si asporta  l'organo completo. L’uso di strumentazioni sempre più avanzate come occhialini microscopici e ottiche endoscopiche aiuta i chirurghi a magnificare il campo operatorio; pinze e forbici coagulatrici portano a minimizzare le possibili complicanze e permettono l'esecuzione dell'intervento attraverso piccole incisioni 2cm/3,5cm  MIVAT (Mini invasive video assisted thyroidectomy)/MIT (mini invasive thyroidectomy).


Negli ultimi anni in IEO è stata sviluppata una tecnica chirurgica con colorante naturale sotto guida ecografica (USDAS=ultrasound dye assisted surgery) che permette la visualizzazione di piccolissime strutture patologiche di difficile reperimento chirurgico (residui tiroidei o di malattia e metastasi linfonodali) nel collo o in campi operatori già sottoposti a chirurgia e caratterizzati da alterata anatomia e difficile localizzazione. In IEO nei casi in cui la patologia abbia avuto uno sviluppo progressivo in distretti adiacenti al collo, soprattutto a livello del mediastino in sede retro sternale, la chirurgia è supportata da una collaborazione tra più specialisti, in particolare con i chirurghi toracici per una completa gestione multidisciplinare.

 

Tumori delle ghiandole salivari. Il trattamento di scelta dei tumori delle ghiandole salivari (salvo alcune rare eccezioni come i linfomi) è la chirurgia: permette di rimuovere la massa tumorale e alcuni tessuti circostanti e, ove necessario, i linfonodi laterocervicali (che possono essere sede di metastasi). Gli interventi sono delicati soprattutto per la presenza di strutture nervose nobili nelle ghiandole salivari (nervo facciale e suoi rami). Le tecniche chirurgiche sono molto evolute e usano la magnificazione (con microscopio e/o occhiali magnificatori) e la ricostruzione del nervo facciale nei casi subisca danno conseguente all’asportazione del tumore. In base all’esame istologico definitivo si prescrive in selezionati casi la radioterapia postoperatoria.


Quando è necessario sacrificare il nervo facciale (per infiltrazione del tumore) si può procedure a una ricostruzione immediata trasponendo uno o più segmenti di un nervo donatore (grande auricolare, surale, gran dorsale). Il nervo donatore è un nervo che può essere sacrificato perché non comporta deficit funzionale importante. Questa tecnica può essere praticata in pazienti candidati a radioterapia postoperatoria e consente una ripresa della motilità del viso entro i 4-12 mesi. Se per qualche motivo la ricostruzione immediata non può essere effettuata, il paziente può decidere di sottoporsi a diversi tipi di ricostruzione differita. 

 

Tumori della cute e del viso. L’asportazione di un tumore del volto necessita quasi sempre di un approccio combinato tra chirurgia curativa e chirurgia ricostruttiva: basti pensare all’importanza della corretta chiusura delle palpebre per la protezione dell’occhio, o alla funzione delle labbra per la parola e la masticazione, o al naso per la respirazione.

I tumori in stadio avanzato possono richiedere l’intervento del chirurgo cervicofacciale . Ciò può rendersi necessario quando il tumore invade una struttura ossea (mascellare, mandibola, zigomo) oppure quando, infiltrando la cute,  giunge a interessare le mucose interne (guancia, naso). Alcuni tumori in stadio avanzato (come i carcinomi spinocellulari) possono provocare metastasi a livello della parotide o dei linfonodi del collo: in questi casi può rendersi necessario aggiungere all’intervento di asportazione del tumore un intervento di parotidectomia o linfoadenectomia laterocervicale.

La nostra equipe multidisciplinare (otorino, chirurgo maxillo-facciale e chirurgo plastico, fisioterapista, logopedista) permette il trattamento delle lesioni cutanee avanzate del distretto testa e collo con gli standard migliori per la chirurgia ricostruttiva.

 

 

- Studio multicentrico-multidisciplinare, su ruolo di HPV nei tumori testa e collo, tumori HPV correlati e non correlati: lo studio coordinato da IARC / OMS. (per i dettagli su questo studio visitare il sito: http://hpv-ahead.iarc.fr).

- IEO S629/411 (Mapping linfatico nelle neoplasie oro-faringee: integrazione fra Linfoscintigrafia Dinamica e Linfografia a Fluorescenza con verde indocianina (ICG).

- IEO 804/13 OS (Valutazione oncologica e funzionale dei tumori testa-collo trattati con chirurgia robotica. Reale efficacia e costi).

- IEO N76/10 (Fattori prognostici nello studio del carcinoma epidermoide della laringe).

Booklet informativi sugli interventi

In questa sessione sono riportati gli opuscoli informativi sui principali tipi di interventi eseguiti dalla nostra equipe. Queste guide hanno lo scopo di mettere a conoscenza il paziente dei particolari dell’intervento, delle complicanze e dei rischi legati alla procedura, delle fasi più importanti della degenza post-intervento e del follow up postoperatorio.


Le informazioni che vi sono contenute hanno lo scopo di aiutare il paziente a decidere in modo consapevole se sottoporsi o meno all’intervento.

Tali informazioni sono tratte dai modelli elaborati dalla Società Italiana di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico Facciale.

 

 

 

Tumori del cavo orale. Particolare attenzione è rivolta alla ricostruzione dei difetti post chirurgici. L’esperienza di oltre 600 autotrapianti di lembi micro-vascolarizzati e lo sviluppo di nuovi modelli di ricostruzione funzionale ci pongono come leader in tale settore. 

 

Tumori della laringe. Fondamentale, per migliorare la qualità di vita, è la fase riabilitativa dopo il trattamento: il servizio di foniatra-logopedia prende in carico i pazienti prima del trattamento e li segue in tutto il percorso riabilitativo.

 

Nutrizione Clinica

I fattori che cooperano nel compromettere l’atto della deglutizione e creare deficit dell’intake calorico-proteico orale sono lo stadio e la sede della malattia, le alterazioni anatomiche conseguenti un eventuale atto chirurgico, nonché la tossicità acuta e tardiva dei trattamenti chemio-radioterapici.

La Nutrizione Artificiale (NA) è indicata in caso di neoplasia che provochi una stenosi (restringimento), disfagia grave (difficoltà nel mangiare tale da controindicare l’alimentazione orale), in caso di malnutrizione evidente oppure nel paziente che, pure alimentandosi per bocca, assume un apporto calorico-proteico < del 50% dei fabbisogni nutrizionali. La NA deve essere avviata anche quando si prevede un periodo di disfagia grave superiore ai 7 giorni o di inadeguate ingesta (< 60% dei fabbisogni nutrizionali) per almeno 10 giorni.

 

Nei pazienti con neoplasia del distretto cervico-facciale, in presenza di tratto gastroenterico accessibile e funzionante, la Nutrizione Enterale (NE) rappresenta la prima via di scelta: può essere effettuata tramite sondino naso-gastrico o, in caso di durata prevista del supporto nutrizionale maggiore di 3-4 settimane, tramite Gastrostomia Endoscopica Percutanea (PEG) o Digiunostomia Nutrizionale. La NE è efficace nel contenere il calo del peso corporeo, prevenire la disidratazione e le interruzioni del trattamento radio-chemioterapico, ridurre la frequenza e la durata dei ricoveri e migliorare la qualità di vita.

Un adeguato supporto nutrizionale durante il trattamento radioterapico è in grado di ridurre l’impatto e il grado della morbilità (mucosite, odinofagia, disfagia, xerostomia, disgeusia, nausea, vomito e anoressia), minimizzare il calo ponderale, preservare lo stato nutrizionale, migliorare la qualità di vita e ottimizzare, velocizzandolo, il recupero del paziente al termine del trattamento.

 

L’uso intensivo e precoce del counselling nutrizionale e della supplementazione calorica orale si sono dimostrati in grado di incrementare l’assunzione calorico-proteica orale, ridurre l’entità del calo del peso corporeo e l’interruzione del trattamento oncologico.

In presenza di una deglutizione sufficientemente sicura, l’alimentazione orale (con dieta a consistenza modificata) rappresenta la prima scelta.

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