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24 luglio 2015

Un solo test per tutti i tumori femminili: al via il primo studio europeo

Colombo Nicoletta

Con un semplice pap test le donne potranno conoscere il rischio individuale di sviluppare uno dei quattro tumori femminili più frequenti (seno, ovaio, collo dell’utero, endometrio) e salvare la propria vita. Questo l’obiettivo di FORECEE, un programma di ricerca finanziato dalla Commissione Europea, con il contributo della Onlus inglese Eve Appeal, per un totale di 8,9 milioni di Euro, una cifra mai stanziata prima per uno studio clinico innovativo. Il progetto quadriennale è coordinato da University College London (UCL) e raggruppa 14 partner in Europa, fra cui centri prestigiosi come il Karolinska Institute di Stoccolma o il tedesco Max Planck Institut; l’Istituto Europeo di Oncologia è l’unico partecipante per l’Italia e tutto il Sud Europa. Il reclutamento inizierà a settembre e sono previste in tutto 6.000 donne, di cui 1.000 italiane.

 

I tumori di seno, ovaio, collo dell’utero ed endometrio colpiscono ogni anno 516 .000 donne in Europa, più di 1.400 al giorno, e rappresentano il 47% di tutti i tumori femminili. Mentre per il tumore del seno e della cervice la mortalità è in crollo grazie alla diagnosi precoce e al miglioramento delle terapie, per l’ovaio e l’endometrio i tassi di guaribilità sono rimasti invariati negli ultimi dieci anni perché non si è trovato uno strumento efficace di screening. L’idea innovativa di FORECEE è cercare indicatori di rischio per tutti i quattro tumori analizzando le cellule prelevate con il pap-test. Di queste cellule, che provengono dalla cervice uterina, solo il 3% viene utilizzato per la diagnosi precoce delle displasie cervicali, lasciando quindi molto materiale disponibile per altri test. Una recente ricerca condotta da UCL ha dimostrato che le modifiche molecolari tipiche dei tumori mammari, ovarici e dell’endometrio possono essere presenti anche in altre cellule epiteliali, in particolare in quelle cervicali prelevate con il pap test. Un semplice esame permetterà quindi di valutare mutazioni genetiche che possono predisporre al rischio dei più frequenti tumori femminili, rendendone possibile la diagnosi precoce.

 

Ma FORECEE non si fermerà allo studio del rischio genetico. È noto che esistono altri fattori di rischio individuali oltre alle mutazioni genetiche. In particolare i fattori ambientali (virus e microbi), lo stile di vita (fumo, alimentazione, attività fisica), la storia riproduttiva, possono causare mutazioni “epigenetiche” nel DNA, vale dire possono attivare o disattivare alcuni geni, modificando il genoma. Ciò che oggi non sappiamo è in quale misura l’insieme di tutti questi fattori determina il rischio di sviluppare un tumore. Obiettivo di FORECEE è utilizzare un approccio che integra lo studio di tutti i fattori di rischio conosciuti, per indicare a ogni donna la probabilità di sviluppare uno dei quattro tumori nei successivi 5 o 10 anni. Il nuovo test che nascerà si chiamerà WID, Women’s cancer risk IDentification.

 

«Predire il rischio di sviluppare una neoplasia è attualmente uno degli argomenti più pressanti di salute pubblica - dichiara Nicoletta Colombo, Direttore del Programma di Ginecologia Oncologica allo IEO e investigatore principale dello studio FORECEE in Italia - Abbiamo assistito a simili progressi nell’ambito delle malattie cardiovascolari per le quali alcuni markers sono in grado di predire il rischio di infarto e ictus. Il nostro progetto si propone di raggiungere un simile traguardo anche per i quattro tumori femminili, mediante un unico semplice test. Si tratta di un’importante rivoluzione culturale che pone l’attenzione non solo sul carcinoma mammario ma anche sulle altre neoplasie che possono colpire la donna. In particolare per il carcinoma ovarico è di fondamentale importanza identificare le donne a rischio di sviluppare la malattia per poter agire con azioni preventive sia di tipo medico (pillola contraccettiva) sia di tipo chirurgico (annessiectomia profilattica). Avere un “pap test” anche per il tumore dell’ovaio e dell’endometrio rappresenterebbe un’incredibile innovazione in grado di salvare innumerevoli vite umane».

 

«L’Istituto Europeo di Oncologia è sempre stato all’avanguardia nello sviluppo di test che possano aiutare le donne a riconoscere il proprio rischio individuale di tumore - aggiunge Fedro Peccatori, Direttore dell’Unità Fertilità e Procreazione e coinvestigatore dello studio FORECEE - Lo studio del genoma attraverso tecniche di next generation sequencing e di gene expression profiling permette già di valutare la probabilità di risposta alle terapie antitumorali e di scegliere i trattamenti più adatti alla cura di ciascuna neoplasia. Ora vogliamo giocare d’anticipo e stabilire uno score personalizzato per ciascuna donna potenzialmente a rischio. Questo è importante anche per prevenire i possibili effetti collaterali di eventuali trattamenti antitumorali, compresa la perdita della fertilità. A questo proposito abbiamo stabilito per le pazienti oncologiche o per quelle a rischio di neoplasia, percorsi dedicati che permettono di conservare ovociti, così da non abbandonare la speranza di diventare madri anche dopo il cancro. Nell’attuale scenario di una medicina sempre più tecnologica, il punto di partenza deve rimanere la persona, e il medico deve essere in grado di mediare in modo semplice ed efficace l’innovazione che deriva dal progresso scientifico».  

 

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