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08 ottobre 2020

COVID 19: danni raddoppiati per le donne se l’accesso agli ospedali viene ancora rimandato
Appello IEO a riprendere la prevenzione oncologica

Appello IEO a riprendere la prevenzione oncologica, per scongiurare l’aumento previsto di mortalità. Negli USA si stimano 5000 decessi in più per tumore al seno nei prossimi 10 anni. Ma in Italia queste morti si possono evitare.

Milano, 8 ottobre - Per le donne i danni indiretti del COVID-19 potrebbero essere maggiori di quelli diretti: dopo la pandemia, secondo le previsioni, potremmo diagnosticare più casi di cancro al seno e più tumori avanzati, probabilmente anche inoperabili, con un inevitabile aumento della mortalità.  Negli USA si stimano circa 5000 morti in più per cancro del seno nei prossimi 10 anni. Ma siamo ancora in tempo per invertire questa tendenza, se le donne spezzano la catena della paura del virus che le tiene lontane da ambulatori e ospedali, per riprendere regolarmente visite ed esami senologici. Questo è il messaggio dell’Istituto Europeo di Oncologia per l’ottobre rosa 2020, che invita le italiane a non rimandare ulteriormente la prevenzione, per non tornare indietro di 40 anni nella lotta a questo tumore, che colpisce in Italia ogni anno 53.000 donne, delle quali oltre 16.000 di età inferiore a 44 anni.

Nel 1980, quando la mammografia non era diffusa come oggi, il 70% dei tumori veniva trovato con dimensioni sopra i 2 centimetri, e la curabilità non andava oltre il 70%.  Oggi il 70% viene diagnosticato sotto i 2 centimetri e la curabilità è di oltre il 90%. E’ dimostrato che le donne nella fascia di età tra i 50 e i 69 anni possono ridurre del 35% il rischio di morire per cancro alla mammella effettuando una mammografia ogni due anni, e tutto fa pensare che la stessa riduzione si applichi anche alle donne più giovani o più anziane.

“Nei primi 5 mesi del 2020 - spiega Paolo Veronesi, Direttore della Senologia Chirurgica dello IEO e Professore Ordinario all’Università di Milano- in Italia ci sono stati 400.000 esami di screening in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con una conseguente riduzione di circa 2000 nuove diagnosi di tumore al seno. Ma ovviamente il tumore non è scomparso allo scoppio del Covid.  Sarà individuato in fase più avanzata, con conseguenti minori probabilità di guarigione e necessità di maggiori risorse per le cure”.

“Stiamo già osservando in IEO un numero più alto di diagnosi di cancro al seno avanzato – continua Veronesi –   Prendendo le pazienti operate in un mese campione, luglio 2020, e paragonandole con quelle operate nello stesso mese del 2019, abbiamo osservato mediamente neoplasie in uno stadio più avanzato, con un numero maggiore di linfonodi coinvolti e di dimensioni mediamente superiori. Questo vuol dire minori possibilità di guarigione, interventi chirurgici e terapie più invasive. Del resto il ritardo nella diagnosi del tumore al seno è un problema mondiale. Un recente editoriale sulla rivista Science del direttore del National Cancer Institute di Bethesda, Norman E. Sharpless, spiega come la paura di accedere alle strutture sanitarie per via del Covid-19 ha inferto un duro colpo alla prevenzione, che si prevede causerà negli USA circa 5000 morti in più per cancro del seno da qui al 2030. Noi pensiamo che questo tragico effetto collaterale della pandemia da Covid si possa minimizzare e che queste morti si possano evitare: occorre che le donne si convincano ad accedere con serenità agli ospedali ed ai centri diagnostici.”

“La paura e il senso di smarrimento dei prim mesi dell’epoca Covid sono più che comprensibili – conclude Roberto Orecchia, Direttore Scientifico IEO – Ora il virus non si è fermato, come ben sappiamo, ma gli ospedali hanno imparato a proteggere chi vi accede, tanto da poter affermare che sono fra i posti più sicuri in questo momento. Tutte le attività sono state riorganizzate per assicurare misure protettive, distanziamento e tracciamento, che sono i caposaldi per tenere sotto controllo il virus, in attesa del vaccino. Infatti l’attuale ripresa della circolazione del virus da settembre al momento non ha causato nuovi focolai fra i nostri pazienti.”

 

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