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Tumore del seno triplo-negativo: uno studio sull’importanza dell’infiltrato immunitario per una migliore scelta terapeutica

Pubblicato il: 20 dicembre 2019, ComunicatoStampa, StudiClinici, Novità

L’infiltrato immunitario, TILs, potrebbe essere un importante fattore prognostico da tenere in considerazione per la scelta terapeutica

Da qualche anno sono emersi due nuovi protagonisti nella lotta contro il tumore: il sistema immunitario e il microambiente tumorale, sui quali si sta concentrando l’attenzione dei ricercatori. In quest’ottica, in un recente studio coordinato dalla Dottoressa Criscitiello e dal Prof. Curigliano della Divisione Sviluppo Nuovi Farmaci IEO è stata valutata la rilevanza dell’infiltrato immunitario (linfociti infiltranti il tumore, anche detti TILs) sulla prognosi delle pazienti con carcinoma della mammella triplo-negativo operato e non sottoposte a chemioterapia adiuvante.

Il tumore triplo-negativo, infatti, interessa il 15-20% delle pazienti con tumore mammario e presenta un elevato tasso di recidiva entro i primi cinque anni dalla diagnosi. Inoltre il trattamento di scelta è tuttora rappresentato dalla chemioterapia.

I ricercatori di quattro diversi centri (Istituto Europeo di Oncologia, Institut Curie di Parigi, Gustave Roussy di Villejuif e Asan Medical Center di Seoul) hanno raccolto e analizzato retrospettivamente i dati di 476 pazienti con tumore mammario triplo-negativo. Le pazienti incluse nello studio erano state trattate con chirurgia e radioterapia, ma non avevano ricevuto alcuna chemioterapia post-operatoria adiuvante. I ricercatori hanno valutato la quantità di TILs in questi tumori e hanno osservato che la loro presenza era associata ad una prognosi migliore e ad una sopravvivenza libera da malattia più lunga. Un più alto tasso di TILs correlava inoltre con un minor rischio di recidiva sia locale sia a distanza.

Sulla base di questi risultati, gli autori concludono che l’infiltrato immunitario possa essere un importante fattore prognostico da tener in considerazione per la scelta terapeutica. Infatti, pazienti con tumori triplo-negativi di piccole dimensioni, senza coinvolgimento linfonodale (stadio I), operati, con alto infiltrato linfocitario, sembrano avere un’ottima prognosi e sopravvivenza, anche senza l’aggiunta della chemioterapia post-operatoria.

Secondo la dottoressa Carmen Criscitiello questi risultati supportano l’ipotesi che l’infiltrato linfocitario giochi un ruolo essenziale nella lotta contro il tumore, perchè può aiutare a identificare pazienti che non necessitano di un trattamento chemioterapico adiuvante.

Tuttavia, ulteriori ricerche saranno indispensabili per confermare questo dato, prima che sia possibile applicarlo nella pratica clinica.

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