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Un gruppo di ricercatori IEO ha scoperto il ruolo dell’enzima GSK3 nelle funzioni specifiche del cervello umano

Pubblicato il: 23 ottobre 2019,

Pubblicato su Stem Cell Reports uno studio che indaga su cosa accade nelle fasi precoci dello nostro sviluppo cerebrale, attraverso tecnologie di frontiera.

Un gruppo di ricercatori IEO e dell’Università degli Studi di Milano, guidati da Giuseppe Testa,  Direttore del laboratorio Cellule Staminali e Epigenetica IEO, Professore di Biologia Molecolare all’Università Statale di Milano e Direttore del Centro di Neurogenomica dello Human Technopole, ha scoperto il ruolo dell’enzima GSK3 nelle funzioni specifiche del cervello umano, indagando per la prima volta cosa accade nelle fasi precoci dello nostro sviluppo cerebrale, attraverso tecnologie di frontiera, come gli organoidi. Lo studio è appena stato pubblicato su Stem Cell Reports.

“GSK3 è un enzima che svolge un ruolo fondamentale nella regolazione di molteplici processi biologici, fra cui quelli che causano i tumori – spiega Testa- Nel nostro studio abbiamo indagato un altro processo in cui GSK gioca un ruolo chiave: lo sviluppo dei neuroni che compongono la corteccia cerebrale. Qui, abbiamo scoperto che GSK3 si trova al crocevia dei meccanismi di proliferazione cellulare, che permettono di espandere il numero di cellule progenitrici, e di quelli che determinano la loro trasformazione in neuroni maturi. Le mutazioni a carico del gene che codifica per GSK3 sono infatti associate a diversi disordini neuropsichiatrici, tra i quali autismo, schizofrenia, disordine bipolare e disturbo depressivo maggiore. Ciò che ci ha permesso di investigare eventi così complessi e intrinsecamente legati all’unicità del sistema nervoso umano è stata l’adozione di un innovativo modello sperimentale: gli organoidi cerebrali, o mini-cervelli in provetta”.

Alejandro López-Tobón, co-autore dello studio spiega che gli organoidi sono colture cellulari tridimensionali. – Partendo da cellule staminali pluripotenti umane, è infatti possibile ottenere strutture che si sviluppano simulando accuratamente l’organizzazione spaziale e temporale di molteplici tipi di cellule che compongono la corteccia cerebrale fetale umana”.

“Siamo particolarmente soddisfatti perché è la prima volta che gli organoidi cerebrali e l’analisi omica a singola cellula, due delle tecnologie più innovative in biomedicina, vengono combinate non solo per descrivere lo sviluppo dello corteccia cerebrale umana ma per definire un meccanismo chiave alla base della sua specificità”, ha concluso Giuseppe Testa.

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