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Salvare la tiroide? Si può!

Pubblicato il: 25 maggio 2022,

Settimana Mondiale della Tiroide 2022: metodi alternativi alla rimozione dell’intera tiroide, utili per salvaguardare la preziosa funzione di questo organo.

Per la “Settimana mondiale della Tiroide 2022”, dedicata al tema della corretta informazione, vogliamo focalizzare l’attenzione sui metodi alternativi alla rimozione dell’intera tiroide, utili per salvaguardare la preziosa funzione di questo organo.

Ne parliamo con il Dr. Giovanni Mauri, ricercatore presso l’Università Statale di Milano e radiologo interventista della Divisione di Radiologia interventistica IEO e con il Dr. Gioacchino Giugliano, responsabile della Unità Neoplasie Tiroidee.

Molto spesso i pazienti che presentano dei noduli benigni della tiroide (causa di fastidi compressivi o estetici) o che hanno piccoli tumori della tiroide pensano che l’unica opzione di trattamento sia la rimozione completa della ghiandola tiroidea, con la successiva necessità di assunzione a vita di una terapia ormonale sostitutiva.

Il Dr. Mauri invece ci spiega come “recentemente, grazie all’applicazione della termoablazione, tecnica mini-invasiva guidata dall’ecografia che consente di “bruciare” un nodulo tiroideo senza dover rimuovere tessuto sano, siamo in grado di trattare una grande percentuale di pazienti senza alcun impatto sulla funzione dell’organo”. La termoablazione si esegue con una semplice anestesia locale, il paziente viene dimesso poche ore dopo l’intervento e può riprendere le proprie attività già dal giorno successivo”.

La tecnica della termoablazione viene ormai applicata allo IEO da diversi anni, sia per il trattamento di noduli tiroidei benigni che determinano sintomi, sia per il trattamento dei piccoli tumori della tiroide.

Anche quando la termoablazione non può essere eseguita, e si rende necessario un intervento chirurgico, “da anni in IEO proponiamo il trattamento di emitiroidectomia, cioè di rimozione di solo metà della ghiandola, come trattamento chirurgico di prima” ci ha spiegato il Dr. Giugliano. “Questo tipo di intervento chirurgico mini-invasivo consente di ottenere gli stessi risultati della rimozione completa della ghiandola, con un rischio ridotto di dover successivamente assumere terapia ormonale”.

Bisogna quindi assicurarsi di rivolgersi a centri altamente specializzati e qualificati dove, grazie alla presenza di un team multidisciplinare, sia possibile offrire ad ogni singolo paziente la terapia migliore e meno invasiva.

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